Bologna svela un tesoro nascosto rimasto chiuso per lungo tempo

 

PRIMA APERTURA PUBBLICA: "Nel segno di Manara. Antologica del fumettista Milo Manara" fino al 21 gennaio 2018

5. Palazzo Pallavicini Bologna ha aperto al grande pubblico l’incantevole Palazzo Pallavicini, dimora settecentesca di proprietà privata, ubicata in via San Felice 24 a pochi passi dalle Due Torri e da Piazza Maggiore, allo scopo di ospitare prestigiosi eventi culturali: un tesoro nascosto rimasto chiuso per troppo tempo e in via di restituzione alla città, quale vero e proprio contenitore di arte e cultura al pari dei più illustri palazzi bolognesi.

Il progetto, (già presentato all’inizio estate 2017) è curato della Pallavicini S.r.l, composta da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci.66757 mostramanara 1 720x963

Un processo di eccezionale restauro parziale, che vede il celebre fumettista Milo Manara protagonista della prima grande mostra di Palazzo Pallavicini, iniziata a settembre e con prosieguo fino al 21 gennaio 2018.

          

La ristrutturazione degli interni non può che ridestare l’architettura mozzafiato del palazzo che, come riferisce la storica dell’arte Elisabetta Landi nel suo studio “Gianluca e Giuseppe Pallavicini: la cultura e le committenze artistiche e musicali”, fu attribuita da Giuseppe Guidicini (1763 – 1837) agli architetti Paolo Canali e Luigi Casali, commissionati dalla  famiglia Isolani nel 1557, giunti a Palazzo dopo i Sala (1493), al tempo della dominazione dei Bentivoglio, e di alcune nobili famiglie bolognesi come i Villa, i Volta e i Marsili.

La folgorante e monumentale scalinata di benvenuto e il salone con soffitto a lanterna, che è il più alto della città insieme a quello di Palazzo Ranuzzi, furono opera di Paolo Canali, mentre le sale vennero fastosamente decorate dai dipinti di Giovanni Antonio Burrini nel 1690.

  

Il palazzo fu poi scelto come abitazione per il suo prestigio dal maresciallo Gian Luca Pallavicini, condottiero e ministro dell’impero di Carlo VI d’Asburgo e di sua figlia, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria e madre della Maria Antonietta regina di Francia decapitata durante la Rivoluzione Francese.

Col Pallavicini, l’edificio divenne la sede di una corte europea dagli scenari di una vera e propria reggia. Vì s’intrecciarono rapporti con la diplomazia internazionale sullo sfondo di feste, banchetti, concerti e il passaggio di teste coronate.  Memorabile fu il corteo che si svolse nel 1764 per celebrare l’“Entrata del Gonfalonierato” - il senator Davia, “Pari di Scozia” e Gentiluomo di Camera del Duca di Modena -, quando i più notabili del tempo ascesero la scala monumentale del Palazzo tra fiaccole e musiche, offrendo alla città uno spettacolo senza pari.

Ma fu la sera del 26 marzo 1770 che Palazzo Pallavicini visse un momento di preminente importanza storica, che vide il quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart esibirsi nel salone del Burrini alla presenza dell’alta aristocrazia europea e di settanta dame cittadine. Il bambino prodigio era arrivato a Bologna con il padre Leopold. A Palazzo Pallavicini, Mozart incontrò i grandi protagonisti della musica europea, come Misliveček, Vanhalle, Farinelli, il musicologo Charles Burney (“Incontrai il celebre piccolo tedesco... nel palazzo del principe Pallavicini”) e padre Martini, e con le sue visite rinnovò il gusto musicale in città: “Dal Pallavicino... nel terrazzo c'erano molti suonatori che facevano deliziose sinfonie” (M. Oretti).

 Una corte europea nel cuore di Bologna

Nelle sale della residenza si avvicendarono altri e importanti episodi di storia internazionale, che videro passare i protagonisti della politica del tempo: dalla giovane principessa Maria Carolina d’Asburgo, che nel 1768 fu scortata a Napoli dal maresciallo Pallavicini per incontrare Ferdinando di Borbone, suo futuro sposo, al granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena, con la moglie Maria Luisa di Borbone Spagna, e l’imperatore d’Austria Giuseppe II nel 1769. Il tutto accompagnato da teatrali festeggiamenti, come la memorabile corsa dei “cavalli barbari”, organizzata nel 1775 lungo via San Felice per l’arrivo dell’arciduca Massimiliano.

Gli anni di Giuseppe Pallavicini

La magnificenza del Palazzo s’incrementò negli anni a seguire con il conte Giuseppe Pallavicini (1756-1818), che raggiunta la maggiore età e divenuto proprietario dell’edificio, indisse nuovi cantieri, documentati nel dettaglio grazie alle numerose carte dell’archivio di famiglia. Cresciuto con la formazione degna di un sovrano, egli decise di trasformare il palazzo in uno stabilmento neoclassico d’avanguardia di altissimo livello e, in vista delle sue nozze (1776), interpellò grandi protagonisti della civiltà artistica del tempo, tra cui l’architetto Raimondo Compagnini, lo scultore Giacomo Rossi, il quadraturista David Zanotti, e i figuristi Filippo Pedrini e Giuseppe Antonio Valliani.

Ne sono tutt’oggi testimoni le affascinanti decorazioni interne al palazzo. Si pensi all’affresco de L’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo come Cibele Madre di tutti i popoli, dipinto tra il 1791 e il 1792 dal bolognese Pietro Fabbri sul soffitto di una sala al piano nobile: un’opera straordinaria e unico esempio al mondo, realizzato non a caso nell’anno in cui la figlia Maria Antonietta languiva nella prigione del Tempio a Parigi. Oppure alle decorazioni in stucco realizzate da Giacomo Rossi sulle pareti delle grandi sale del “Camerone” e dei  “Conviti”, con un repertorio di candelabre à la greque impareggiabile per estensione. Lo stesso splendore si ravvisa nella decorazione pittorica realizzata dalla squadra di artisti composta da Giuseppe Antonio Valliani e i figuristi Emilio Manfredi e Francesco Sardelli, i cui lavori testimoniano il gusto per l’antico che si ripete nelle varie sale. Rilevante fu la collaborazione del pittore bolognese Filippo Pedrini, autore di due soffitti ambientati nei paesaggi di Vincenzo Martinelli, in omaggio alle origini mercantili dei Pallavicini, e quella di Serafino Barozzi, autore delle ghirlande fiorite dipinte lungo le pareti della sala dei “Conviti” (motivo ornamentamentale che egli eseguì allo stesso modo nella reggia estiva dell’Oranienbaum per Caterina di Russia).

Il percorso nei cantieri neoclassici di Palazzo Pallavicini ha il suo coronamento nella biblioteca, destinata ai diciottomila volumi del conte Gian Luca, dove si assiste a un altro unicum  della pittura bolognese, che vede la data “1792” e la firma del quadraturista, nonché autore della biblioteca, Flaminio Minozzi sulla cupola della sala, quale evento raro per un affresco nella storia dell’arte.

Tanta maestosità e prestigio, dunque, in un luogo le cui pareti traspirano le memorie di un tempo e dove, fra storia e stili epocali, rivivono ancora i personaggi del passato. Tutto questo, ora, in via di rinascita e rigenerazione di un edificio di grande pregio, il quale si prepara a riservare grandi sorprese alla città di Bologna con un programma culturale straordinario. La residenza nobiliare del Settecento propone infatti la mostra di uno dei più popolari disegnatori italiani, Milo Manara, “Nel segno di Manara”.

Per Info: PALAZZO PALLAVICINI - Bologna, via San Felice 24

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La Redazione

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